martedì 19 maggio 2009

La volpe e l'uva - Esopo è sempre attuale

La volpe e l’uva di Esopo



C’era una volta una volpe, furba e presuntuosa..….
Un giorno spinta dalla fame, gironzolando qua e là, trovò una vigna dagli alti tralicci. Ecco disse:” finalmente qualcosa di prelibato”. Tentò allora di saltare spingendo sulle zampe con quanta forza aveva in corpo….ma nulla.
Calma, si disse:” io così furba non posso arrendermi ma, devo escogitare qualcosa per raggiungere quell’uva”. Dopo un breve riposo riprese a saltare ma dopo alcuni balzi, non potendo neppure toccarla, così disse mentre mestamente si allontanava: “ Pazienza, non è ancora matura, non mi va di spendere troppe energie per un frutto ancora acerbo”.


MORALE:
Svilire cio’ che non si è in grado di fare è tipico del borioso…..a volte una sana umiltà aiuta a vivere meglio.


Perchè raccontare una favola in un blog destinato ai subacquei? Sembra strano ma non lo è.


Ci sono delle favole il cui contenuto è sempre attuale ed è una perfetta introduzione alla press aziendale della GRAVITY ZERO.


Molti clienti mi hanno in questi giorni riferito che i soliti bottegai continuano a denigrare i prodotti dell'azienda non avendoli disponibili. A turno è cattivo (traduzione libera di altri termini utilizzati) il proprietario, i prodotti non vanno, l'azienda sta per chiudere, sono quasi falliti, ecc..........


Rassicuro tutti sull'eccellente stato di salute dell'azienda, del proprietario e sull'esistenza di progetti per il futuro dell'azienda.


La favola di Esopo della volpe e l'uva serve a chiarire bene quale sia il reale stato delle cose.


GRAVITY ZERO desidera avere una rete di rivenditori ma pone una serie di condizioni commerciali sulla cui normalità ed opportunità giudicherà il lettore.


Un rivenditore GRAVITY ZERO deve avere in magazzino le 5 taglie base delle mute stagne da far provare al potenziale cliente, paga la merce regolarmente prima di riceverla e si attiene a quelle che sono le condizioni di vendita fissate dall'azienda tra cui quella di offrire il prodotto all'interno dei propri locali commerciali e di rispettare il prezzo di vendita. Registra la vendita del prodotto emettendo regolare documento fiscale (essenziale per la garanzia).


Vendere da catalogo è possibile ma quello possiamo farlo direttamente noi che, per inciso, siamo molto più bravi di altri. L'e-commerce serve a raggiungere località non servite da rivenditori ma perchè funzioni occorre che la risposta all'ordine sia tempestiva e quindi il materiale deve essere disponibile in magazzino ma spesso non è così....... Per le stagne vi proporranno sempre un servizio su misura così non fanno magazzino...... vi invito a verificare personalmente.


Chi fa un ordine con GRAVITY ZERO riceve il materiale a casa dopo 48 ore dal pagamento e questo è un fatto!


Serviamo tutti i rivenditori che rispettano le condizioni sopra indicate quindi sappiate interpretare bene quello che vi sentite dire.


La favola della volpe e l'uva è quindi sempre attuale.......

martedì 12 maggio 2009

AGGIORNAMENTO SITO WEB GRAVITY ZERO

IMPORTANTE AGGIORNAMENTO AL SISTEMA ON LINE DI
GRAVITY ZERO - Technical Diving Equipment
Sono stati aggiunti nuovi prodotti ed il sistema calcola automaticamente la storia degli ordini effettuati attribuendo a ciascun acquisto un punteggio che si trasforma in uno sconto personalizzato. Per accedere al listino prezzi personalizzato è da oggi necessario registrarsi ed autenticarsi all'accesso.
Sono in corso delle campagne promozionali su alcuni prodotti GRAVITY ZERO ed in particolare sulle mute stagne.
Registrarsi conviene per essere aggiornati costantemente sulle novità e per approfittare delle occasioni più vantaggiose.
Non riceverete newsletter continue ovviamente perchè non è nello stile GRAVITY ZERO ma visualizzerete ad ogni accesso le migliori offerte personalizzate.






GRAVITY ZERO - Technical Diving Equipment

martedì 5 maggio 2009

Giugno a Capo Verde - Viaggi per subacquei

Orcasub organizza una settimana di immersioni e relax aCapo Verde.
Vogliamo provare nuove destinazioni e questa volta cerchiamo di far venire tutti, ma proprio tutti...

Tentiamo una formula diversa dalla crociera che, oltre a permettere di risparmiare qualche euro, è sicuramente più adeguata anche per chi non si immerge, per chi desidera la terra ferma quando non è sott'acqua e per chi vorrebbe trascorrere la settimana anche in compagnia di tutta la famiglia !


OPERATIVI - NON LASCIATEVI INTIMORIRE!!

Abbiamo confermato la seconda settimana di giugno, ma con l'entrata in vigore degli operativi estivi la partenza e il ritorno non saranno di venerdì ma di domenica.
Questa combinazione non è particolarmente favorevole purtroppo, poichè la partenza da Sal è in notturna e l'arrivo a Milano alle 13.45 di lunedì.
Questo comporta la necessità di un giorno feriale in più.. o almeno di mezza giornata.

Non possiamo garantire che non ci sarammo modifiche di orari, per ora sono confermati:
Compagnia: AIR ITALY boeing 757 200 – ER Partenza da Milano il 07/06 alle 20.00 - scalo a Roma 21.10/22.10 Arrivo a Sal alle 01.20. Partenza da Sal il 15/06 alle 02.50 - scalo a Roma 11.30/12.30 Arrivo a Milano alle 13.45

Per chi dovesse usufruire solo della tratta Roma-Sal si applica un supplemento di 50 euro.

DETTAGLI, COSTI E RIDUZIONI Destinazione : Capo Verde - Isola di Sal - Villaggio Crioula 4**** Periodo : 7/8 - 14/15 giugno Pacchetto : volo diretto da Malpensa ( a/r - circa 5 ore di volo) trasferimento presso il villaggio Crioula 4* formula all inclusive x 7 gg pacchetto subacqueo 10 immersioni

Costo NON-sub: 800 euro
Costo SUB: 990 euro Costo bambini: 50% di sconto (se avete più bambini fateci sapere...) Infant 0/2 anni non compiuti: solo euro 20 di tasse forfettarie

http://www.orcasub.it/capoverde.htm

mercoledì 22 aprile 2009

STORIA DI UN AMORE A PRIMA VISTA:LA MIA STAGNA GRAVITY ZERO


Cari lettori del Reader point by Gravity Zero, colgo l'occasione per ringraziare il dr.Fabrizio Pirrello dell'opportunità di raccontare attraverso il suo blog la mia personale esperienza con un suo prodotto, la muta stagna cnx ranger fz(front zip)!
...dopo tante delusioni derivate da vari "allagamenti", materiali con nomi futuristici ma che risultavano scadenti e di breve vita, avevo deciso di dedicare una buona parte del tempo libero alla ricerca della stagna "perfetta", quasi fosse una corso di specializzazione con tanto di esamino finale! Alcune volte, una ricerca molto promettente non porta ai risultati sperati...ero disperato, dovevo assolutamente acquistare una stagna, ma ero veramente perplesso dai modelli proposti sul mercato...che fare? Chiesi aiuto all'unica persona che ritenevo veramente competente, il Buon Andrea Neri, un famoso trainer Toscano...il quale dopo un'immenso sorriso pronunciò la fatidica domanda-risposta:"ma una Gravity Zero no?"...dopo una lunghissima e appassionante spiegazione, fui convinto a chiamare Fabrizio per comprare la muta, ma...ma rimasi sorpreso dall'incredibile passione di quest'uomo, non un semplice venditore, ma sentivo che avevo finalmente trovato un vero appassionato...tutto era chiaro!!! le sigillature interne in speciale polimero a triplo incollaggio con garanzia a vita sulla tenuta stagna, altra cosa rispetto quelle nastrate "commerciali" che avevano sempre dato problemi di tenuta...il materiale da 2mm veramente ipercompresso e non un unico foglio di neoprene sottile fatto pagare a peso d'oro ingiustamente...la cerniera frontale posizionata in modo da facilitare la chiusura da parte del subacqueo e la comodità rispetto la tradizionale posizione(maggior libertà di movimento). Ecco che la mia curiosità crebbe nel momento di descrizione della cerniera in...plastica??? "come in palstica?"...Il patron Gravity era ben abituato a questo tipo di esclamazioni e con immensa pazienza continuò nella sua spiegazione...si, era una cerniera in plastica e a prima vista poteva essere scambiata per una comune T-ZIP...grave errore! Perchè come per qualsiasi oggetto in commercio c'è sempre l'originale e l'imitazione! No, in questo caso non eravamo in presenza del solito "made in china", che molte ditte utilizzano per le proprie semistagne con risultati talvolta disastrosi, ma di un prodotto(voglio ricordare che le stagne Gravity nascono per esigenze militari) altamente tecnologico realizzato con i migliori materiali e severi test in Germania. Sappiamo bene che i nostri colleghi (sarà per il freddo) sono molto rigidi in fatto di qualità e controlli! Comunque basta affiancare le due cerniere! Quella commercializzata dalla GZ è molto più grande, flessibile(quindi più resistente alle trazioni) e se proprio volete un esempio...è come paragonare il cruscotto di una BMW con quello di una Panda...scusate ma non c'è da aggiungere altro!
Qualcuno dirà"si, ma è l'acqua il vero giudice"...verissimo, infatti appena arrivata a casa(in tempi brevissimi), decisi di sottoporre la CNX RANGER FZ a severi test! Immersioni lunghissime di oltre 140 minuti a tuffo con bibombola e stage, profondità elevate e non per testare la variazione d'assetto causata dal neoprene, vari stili di pinneggiata per provare la comodità del prodotto, temperature "polari" e estive...il risultato? perfetta! Nonostante le lunghe permanenze, la muta è risultata comoda come un pigiama, le tenute ai polsi in lattice e al collo in neoprene hanno svolto egregiamente il loro compito, senza far entrare mai acqua all'interno della muta. L'assetto è stato addirittura migliorato grazie anche alle spiccate doti del neoprene di rimanere del solito spessore a qualsiasi profondità(ideale per il DIR STYLE), la cerniera...la famosa cerniera è stata perfetta, consentendomi un autonomia di vestizione mai provata e la tenuta stagna...eccezionale!!!
Posso tranquillamente affermare che dopo tanti acquisti finiti nel cestino, ho trovato una vera muta, ma in particolare...una MUTA STAGNA!!!
buone bolle!!!
Cristian Di Mauro
istruttore PSS

martedì 21 aprile 2009

DEMO DAY by GRAVITY ZERO in Repubblica Ceca

Miroslav Stehno, distributore GRAVITY ZERO in Repubblica Ceca, ha organizzato un centro test permanente per far provare i prodotti ai clienti interessati. Ancora spirito d'iniziativa per il nostro vulcanico commerciale.













GRAVITY ZERO - Technical Diving Equipment

giovedì 2 aprile 2009

“Tartaruga d’oro”, Mostra Concorso fotografico

“Tartaruga d’oro”, Mostra Concorso fotografico.


L’idea e lo scopo dell’iniziativa
Reggio Calabria, città sul mare, è pronta a diventare una città di mare.
La foce dell’antico fiume Apsias, oggi fiumara Calopinace, ispirò i greci, che fondarono una città sulle rive dello Stretto di Messina, su quella lingua di terra, oggi sprofondata in mare, nota come Punta Calamizzi. Reggio, nata sul mare, fu città di mare per lungo tempo, ma perse poi quel legame a causa di vicende storiche particolari. Oggi si vuole riconquistare il rapporto con i litorali, con l’ambiente marino costiero, con il mondo emerso e sommerso dove lo Jonio incontra il Tirreno, dove tumultuose correnti dapprima intimorirono i naviganti ed oggi sono temute ormai solo dai subacquei, esploratori coraggiosi dei fondali marini freddi e profondi di queste coste. Le correnti alimentano la biodiversità eccezionale delle acque e consentono il proliferare di un ambiente non comune, più unico che raro in Mediterraneo.
Un ambiente ancora bello, ma sofferente; un mare che è ambita meta di tartarughe alla ricerca di un lido dove deporre le uova. Un luogo simile ha però ha bisogno di essere conosciuto e apprezzato, per essere protetto. Da qui la necessità di riprendere il rapporto interrotto uomo - mare, rivalutando coste, mari e fondali, attraverso iniziative che consentano la doverosa divulgazione, primo passo per una tutela efficace ed efficiente di un patrimonio immenso che potrebbe svanire nel nulla e per sempre. Con questi presupposti e con questa idea si è pensato di dar vita a una manifestazione biennale, una mostra concorso di fotografia, per sviluppare una maggiore consapevolezza nei confronti del mare e delle meraviglie nascoste nello Stretto; un’iniziativa utile per aiutare l’ambiente e stimolare un turismo responsabile, sano e consapevole. Scopo della mostra sarà di illustrare, attraverso le immagini dei fotografi subacquei che si sono immersi in queste acque negli ultimi dieci anni e che aderiranno all’iniziativa, quali sono le caratteristiche e le peculiarità di una fauna e di una flora davvero uniche e straordinarie.
Il concorso fotografico e il regolamento
Il concorso vero e proprio ha come scopo finale la raccolta di un certo numero di fotografie subacquee per l’allestimento di una mostra sulle meraviglie del mare dello Stretto sul versante calabro e, in particolare, nei dintorni di Reggio Calabria.
Il titolo della mostra sarà “Il mare delle tartarughe”, titolo che richiama la particolare predilezione di questi antichi animali per i litorali e le sabbie di questi lidi. Aperto ad amatori e professionisti (divisi in opportune categorie), sarà organizzato con la cura e le competenze di operatori del settore che si muovono in tale ambito da molti anni; lo stesso mirerà da un lato alla valorizzazione dell’ambiente marino ancora oggi poco noto e dall’altro alla divulgazione scientifica accessibile a tutti, per la tutela e la salvaguardia da riorganizzare in una città che vuol finalmente vivere il suo mare.
Sono ammesse al concorso stampe a colori nel formato 30×45 cm, montate su pannello leggero con gancetto adesivo, per esposizione, (in alternativa spedire solo le foto con quota di iscrizione maggiorata per pannellizzazione) e rappresentanti immagini subacquee non riprese attraverso oblò sommersi, acquari, piscine ecc., ma solo ed esclusivamente in immersione, sia in apnea che con autorespiratore. Non sono tra l’altro ammesse immagini scattate a pelo d’acqua, seppur in immersione, con inquadrature che includono al contempo ambiente emerso e sommerso; non sono ammesse, infine, immagini con inclusa la figura di subacquei, modelle o modelli. Il contenuto delle immagini dovrà nascere dalla libera interpretazione del fotografo rivolta all’esaltazione delle peculiarità degli ambienti, della flora e della fauna dello Stretto e del mare di Reggio Calabria e del Mediterraneo in genere. Saranno privilegiate, per ovvi motivi, le opere non premiate in altri concorsi.
Le sezioni saranno così suddivise:
1) Pesci e invertebrati dello Stretto
2) Ambienti e fondali dello Stretto
3) Mediterraneo
Ogni sezione prevede ancora una suddivisione in categorie professionisti e amatori; in totale le sezioni saranno quindi sei, tre per ogni categoria. Le foto, stampate su carta fotografica, dovranno inviarsi in numero massimo di 3 per concorrente, (una foto per ogni sezione). Non è prevista distinzione alcuna tra macro e ambiente, tra foto ravvicinata e altro, ma si richiede unicamente di attenersi ai contenuti e all’impostazione naturalistica della ripresa. Ogni partecipante dovrà numerare e titolare sul retro ogni foto presentata e dovrà compilare apposita scheda di iscrizione.
Si gradisce l’indicazione, a supporto dell’immagine, di una nota con l’anno e, se possibile, il mese in cui la foto è stata scattata, e l’indicazione del luogo e del punto d’immersione. Ogni concorrente può partecipare al concorso anche non presentando tutti i temi sopra indicati. La quota di iscrizione è fissata in 10 euro per coloro che invieranno le foto già montate su pannello leggero, mentre per chi invia le sole foto da pannellizzare per la mostra l’importo è fissato in 30 euro (sarà poi cura degli organizzatori realizzare i pannelli).
Le fotografie, accuratamente imballate, dovranno pervenire al seguente indirizzo:
Fotografando, c/o Studio Turano
Via Sant’Anna 9
89128 Reggio Calabria

Ogni concorrente dovrà inviare, nella stessa busta, l’allegata scheda di iscrizione, compilata in tutte le sue parti, con unita quota di iscrizione in contanti. A giudizio insindacabile della Giuria saranno stilate 6 classifiche separate, una per ogni sezione e categoria. La somma dei punteggi ottenuti in ogni sezione determinerà la classifica assoluta.
Vincitori
1°, 2°, 3° classificato per ogni sezione di categoria;
1° classificato nella graduatoria generale di ogni categoria (professionisti o amatori).
A parità di punteggio varranno i migliori piazzamenti nelle singole tematiche.
Mostra fotografica
L’esposizione delle fotografie, che saranno presentate in cornice a giorno con plexiglass, sarà ospite, per i primi tre giorni, presso il Palazzo Storico dell’Amministrazione Provinciale di Reggio Calabria, e quindi, a seguire per la stagione estiva, presso il Lido Comunale della città, a disposizione di quanti vorranno apprezzarne i contenuti. La premiazione dei vincitori, aperta al pubblico, si svolgerà presso … (luogo da definire), e sarà curata dagli organizzatori; la serata vedrà la presenza dei giurati e di alcuni ospiti. I vincitori riceveranno un trofeo e i premi messi in palio dagli sponsor (pacchetto 5 immersioni presso i diving center dello Stretto, libri sul mare Iiriti Editore curati da Francesco Turano, e altro ancora).
La premiazione vera e propria verrà preceduta da una proiezione di fotografie subacquee realizzate da Francesco Turano, che fotografa la vita in questi ambienti sommersi da 25 anni; le foto saranno direttamente commentate dall’autore allo scopo di illustrare la biodiversità e le problematiche ambientali dei litorali reggini.
La mostra fotografica sarà ulteriormente arricchita da una serie di immagini firmate da Francesco Turano che presenteranno alcune peculiarità faunistiche dei fondali di Punta Calamizzi e dintorni.
Organizzazione della manifestazione
L’evento sarà organizzato da Francesco Turano, coadiuvato dallo staff della Scuola Sub Scuba Point, dallo sponsor Gravity Zero, dal portale di subacquea e ambiente marino Sublandia, in collaborazione con la V Circoscrizione del Comune di Reggio Calabria. La promozione dell’evento sarà curata su internet da Francesco Turano, che pubblicherà tutto il necessario per una opportuna divulgazione e selezione dei partecipanti. Per la promozione in loco saranno stampate e distribuite delle locandine oltre alla necessaria e insostituibile divulgazione sui portali locali sempre su internet.
Note allegate
Peculiarità della biodiversità dei fondali di Punta Calamizzi
I fondali sabbiosi di Punta Calamizzi, poco frequentati dai subacquei per impetuose ed imprevedibili correnti che sconvolgono gli ambienti sommersi impedendo il nuoto in immersione, nascondono oasi di lastricati rocciosi e prateria di Posidonia oceanica particolarmente ricchi di vita e colore e alcune scogliere formate da grandi macigni isolati e cigliate, queste ultime sviluppate in modo serpentiforme a profondità diverse, a volte impegnative.
Gli ambienti di roccia e sabbia ospitano una fauna diversa ma sempre interessante. Le fotografie della mostra personale di Turano (15 o 20 pannelli nei formati 50×70 e 60×90) illustreranno le specie più spettacolari di queste acque e al tempo stesso più significative, con in calce una breve nota che ne descriva la sua attuale condizione su questi fondali. Tutto ciò in modo da consentire un confronto nel tempo dei cambiamenti che il mare potrebbe avere in meglio o in peggio; sempre in funzione degli interventi da attuare in difesa dell’ambiente e del rinnovabile rapporto tra uomo e mare in città.
Perché “Tartaruga d’oro”
La sabbia delle spiagge reggine meridionali, in prossimità della Punta di Calamizzi (quindi alla foce della fiumara Calopinace) presenta caratteristiche tali da consentire la schiusa delle uova di tartaruga marina Caretta caretta in tempi relativamente contenuti. Sembra essere una sabbia ideale, un luogo adeguato alle esigenze riproduttive di questa specie in rarefazione. Sullo spunto di questa importante situazione è impossibile restare indifferenti, anzi è quasi un dovere divulgare tutto ciò attraverso manifestazioni che esaltino il valore del mare di Reggio Calabria.
“Tartaruga d’oro” è sembrato il giusto plauso per dare forza a un evento che del mare vuole parlare, a sostegno dell’ambiente innanzitutto e nell’interesse della città e dei cittadini come diretta conseguenza.

Oscar Alegre by GRAVITY ZERO Diving TEAM

Oscar Alegre - PADI Course Director, EFR instructor Trainer, DAN Instructor Trainer of all courses and specialities, ABLE TO DIVE Pro-trainer, IANTD Advanced Nitrox Diver, GUE DIR Fundamentals, GUE...

martedì 31 marzo 2009

Mostra Convegno a Reggio Calabria

DAL 9 L 24 APRILE APRE I BATTENTI LA PRIMA MOSTRA FOTOGRAFICA DEL 2009 DI FRANCESCO TURANO.
DIVERSI GLI INCONTRI IN PROGRAMMA, CON PROIEZIONE DI IMMAGINI E VIDEO.

lunedì 30 marzo 2009

Il GRAVITY ZERO Diving TEAM a Punta Calamizzi

Testi e foto di Francesco Turano.




Ma quanto è bella veramente la terra e quanto l’uomo è stupido da non accorgersene? Questo il pensiero che è nato spontaneo stamattina quando ho visto quel che rimane dell’antica Punta di Calamizzi, camminando a piedi lungo la spiaggia in prossimità della foce del Calopinace.
Il maestrale lambisce il bacino dello Stretto, generando come sempre piccole e brevi onde, grazie al potere smorzante sul vento dei Peloritani siculi: una vera e propria barriera sui venti dei quadranti settentrionali. Il mare, con questo vento, diventa blu; un bel blu sul quale spiccano il bianco dei gabbiani e delle piccole e numerose creste d’onda, tipiche di questa atmosfera frizzante di primavera. La luce, magica, invita lo sguardo a scrutare l’orizzonte: il mare, lo Stretto, la prospiciente Sicilia e la magnifica Etna, attualmente bianca fino a metà della sua altezza, sono solo alcuni elementi di un paesaggio mai ripetitivo. Mi immergo in una dimensione incantevole, turbato solo dal degrado di un litorale dimenticato, trascurato e praticamente cancellato dalle pagine di storia di questa splendida città sul mare.



Vivo questi momenti e godo di questa luce immergendomi in parte nel passato, cercando di cogliere una dimensione non più esistente, ma esistita per tanto, tantissimo tempo. Dove ora sfocia un’orribile fogna, intorno alla quale si raccolgono in molti a pescare (mi domando sempre come si possa fare…), un tempo era la foce del Calopinace, uno dei più importanti torrenti di quella che si definisce non a caso la città delle fiumare, la città di Reggio. Un città nata su un fiume, proprio dove sorgeva la Punta di Calamizzi, un città che ha perso un luogo importante, per sempre, cancellando una realtà che probabilmente avrebbe modificato il corso degli eventi. Era il 1547 quando si deviò l’ultimo tratto del torrente Calopinace, costruendo quello che ancora oggi può in parte vedersi, cioè il grande argine destro del torrente; un’imponente modifica del territorio per mano dell’uomo, voluta per dare spazio all’edificazione di un forte militare, da realizzare per migliorare la difesa del porto della città. Senza porsi minimamente il problema delle eventuali conseguenze che una tale mossa avrebbe avuto sulla costa e, soprattutto, su quella lingua falciforme protesa in mare, splendido porto naturale (P.ta Calamizzi). Dopo una decina d’anni dallo spostamento del letto della fiumara, l’azione delle correnti e del vento modificarono probabilmente il profilo costiero, scavando enormi valloni sui fondali di quello specchio d’acqua. La mancanza di ripascimento dell’area ad opera della fiumara ormai deviata e una serie di fenomeni legati probabilmente alla situazione geologica di un territorio instabile (non sono nuovi fenomeni bradisismici e smottamenti) portò all’inesorabile sprofondamento della punta nel mare dello Stretto.
Era il 20 ottobre del 1562.


A tal proposito propongo alcune righe del Prof. Daniele Castrizio.
“Nel corso del XV e del XVI secolo lo sviluppo delle artiglierie dotate di polvere da sparo aveva messo in crisi il sistema di difesa dei porti nell'intero Mediterraneo. A Reggio tale difesa era stata affidata ad un forte, chiamato in epoca successiva forte di Lemos, dotato di un trabucco, la forma più elaborata di catapulta. Durante il regno dell’imperatore Carlo V si decise di dotare il porto reggino di una nuova fortificazione capace di ospitare i più moderni cannoni, ma mancava lo spazio necessario dove poterlo erigere. Si pensò, allora, di costruire dei poderosi argini in terra lungo la fiumara Calopinace, per spostare la sua foce a sud della Punta Calamizzi, onde potere ricavare lo spazio per costruire il Castelnovo. I lavori cominciarono nel 1547, ma già nel 1556 essi erano stati interrotti, e nel dicembre del 1562 la Punta Calamizzi sprofondò a mare. Come rilevato dagli stessi contemporanei, una delle cause principali fu l'erosione marina dal lato meridionale, che noi crediamo di poter mettere in relazione con lo spostamento della foce del Calopinace proprio sul versante australe di Punta Calamizzi. L'inabissamento del promontorio distrusse economicamente la città di Reggio, rendendo, di fatto, inutile la costruzione del Castelnovo, che rimase incompiuto fino alla fine del XVIII secolo.”


Passeggiando guardo il mare e le onde che frangono una dietro l’altra sul bagnasciuga, perdendomi nei miei pensieri. Quanto sarebbe stata bella oggi Reggio con la sua falce, simile a quella di San Raineri a Messina (tuttora esistente per fortuna), una falce di terra più piccola ma geograficamente invidiabile per la sua fortunata posizione? Quale sarebbe stato oggi il paesaggio costiero? Solo una serie di immersioni in queste acque potranno aiutarmi ad alimentare i miei sogni, i miei studi, la mia immaginazione. Ho già fatto molti tuffi in passato in questo mare incantevole; quello che mi ha sempre intrigato è l’andamento scosceso del fondo. Quando ci si avvicina al bagnasciuga la prima cosa che incuriosisce è quella sottile fascia di fondale che si intravede nei primi due o al massimo tre metri dalla linea di riva, una fascia verde chiaro dove l’acqua cristallina lascia immaginare la conformazione ciottolosa del fondale. Bellissimo e affascinante il forte contrasto tra il verde, arricchito di sfumature cangianti, e il prospiciente blu cobalto, che contrasta bruscamente, creando un limite nettissimo tra la zona dove il fondale non supera i due metri di profondità e l’area che segue subito dopo, un baratro vero e proprio dove il fondo sabbioso e ciottoloso inizia a precipitare in forte discesa verso le profondità dello Jonio. Quando si affronta questo mare, appena si mette la maschera e si immerge il capo quanto basta per guardarsi poco avanti ai piedi, si vede subito il “salto nel blu”, si coglie subito una sensazione di immenso spazio aperto, uno spazio blu dove unico riferimento è il pendio che sprofonda inesorabilmente e con forte pendenza. L’immersione inizia proprio così: si parte tuffandosi a capofitto nel turchino, seguendo il degradare rapido di un fondale che spaventa ed attira al tempo stesso, dove il mare è prepotentemente intorno a te e ti avvolge non solo con le sue crescenti profondità ma anche con le sue correnti, con i suoi moti vorticosi e cangianti, che a volte turbano la psiche dei subacquei più esperti e allenati.

Un tempo la falce sabbiosa di Calamizzi doveva essere uno scudo naturale non solo per i venti, ma anche per le correnti dello Stretto. Oggi che la punta non esiste più i movimenti dell’acqua solcano il fondo continuamente, tanto che a volte sott’acqua proprio non ci si può andare. Quando le quadrature della luna lo consentono e le maree sono minime, mi avventuro verso l’abisso impenetrabile del Mar Jonio seguendo i pendii sommersi di Calamizzi odierna, in un mare denso di fascino e di mistero, dove la rigogliosa vita sommersa, per fortuna, ti fa dimenticare per qualche istante che quel lembo di territorio costiero era emerso, ed era il fiore all’occhiello della città sullo Stretto. Un tuffo nel passato ci consente di scoprire che lungo la propaggine costiera sorgevano diverse abitazioni e addirittura un monastero, denominato San Nicola di Calamizzi. Chissà che qualcuna di quelle pietre inglobate dalla natura nel paesaggio non sia ciò che resta di antiche mura; chissà che tra le poche scogliere, apparentemente naturali, di questi fondali, non sia nascosta la storia di una parte di Reggio importante. Difficile dirlo. Quel che rimane di tutto ciò è la favola che arricchisce ulteriormente di fascino questa storia: pare infatti che col mare in tempesta si sentano suonare delle campane sommerse di un monastero sprofondato, nascoste chi sa dove. Leggenda che si è ulteriormente ampliata in tempi recenti, visto che alcuni subacquei, probabilmente colti da ebbrezza da profondità, dicono di avere sentito il suono di quelle campane.
Tornando per un attimo coi piedi per terra, mi sembra doveroso sottolineare che il CNR classifica la scomparsa di Punta Calamizzi fra le “frane“, indicando come data il 20 Ottobre 1562. La Sezione di Sismologia e Tettonofisica dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia dice inoltre: “1562 - Reggio Calabria: una forte scossa sismica fa sprofondare Punta Calamizzi, l’antica foce del Calopinace, privando la città del suo porto naturale.“ Poiché quello di Calamizzi non fu l’unico inabissamento a Reggio Calabria nel XVI secolo, visto che ce ne fu uno a Pellaro e un altro a Catona, è possibile che la punta sia sprofondata per cause naturali e non per lo spostamento del letto del torrente; o per l’insieme delle due cose. Ritenere valida una o l’altra delle teorie espresse al riguardo non è certo facile. L’unica cosa certa è che la città, o per colpe dell’uomo o per cause naturali, si vide all’improvviso privata del suo porto; ma non si trattava solo di un porto, ma di un prezioso lembo di litorale disegnato dalla natura nel cuore del Mediterraneo. Nel XVI secolo quindi, quasi tutto il promontorio di Calamizzi, lungo poco meno di un chilometro (secondo le testimonianze pervenute), si ritrovò all’improvviso, anche se di pochissimo, sotto il livello del mare, probabilmente a causa di un movimento naturale del profilo costiero. La concomitanza dei lavori al Calopinace fu quindi probabilmente casuale. Sembra inolte che la Chiesa del Monastero di San Cipriano di Calamizzi rimase in piedi fino al terremoto del 1783, il che attesta che una parte della punta restò ancora all’asciutto fino a quella data.
Sott’acqua, quando mi trovo oltre i cinquanta metri di profondità e alzo lo sguardo verso quella discesa di sabbia che sembra franare verso di me, sono colto da mille emozioni che si accavallano. Penso al tempo che passa e modella la storia, modificando la terra e gli eventi senza che l’uomo, ingenuo, si accorga di nulla. Il mare stupendo di Reggio è ormai appannaggio di pochi, ignorato dai più. Oggi Calamizzi non è più quella di un tempo; con questo nome è chiamata la zona a sud dell’odierna foce del Calopinace, ex fiume sacro Apsias. Mio padre mi racconta che negli anni cinquanta le spiagge della nuova Calamizzi erano molto frequentate per la magnificenza dei sedimenti (una sabbia bellissima, ancora oggi sopravvissuta in qualche angolo), ma poi il degrado e l’abbandono presero il sopravvento e dagli anni settanta ai giorni nostri quei pochi angoli praticabili rimangono il punto d’incontro di pochi affezionati (come nel caso del famoso sbocco a mare noto come “u tumbinu”, di fronte al quale i fondali sono molto interessanti e in parte anche rocciosi). La biodiversità dei fondali è qui ancora notevole ma sofferente e in costante regressione.
Per aggiornarvi sulle condizioni di salute di questi fondali, alcuni componenti del team Gravity Zero si sono immersi in queste acque, più che altro per iniziare a fare una stima sulla biodiversità oggi ancora presente e per una prima valutazione delle emergenze e delle problematiche che andrebbero affrontate per la salvaguardia dei nostri litorali, specie in vista dei numerosi progetti che ha in serbo il Comune di Reggio Calabria per la riqualificazione della fascia costiera e dello specchio di mare antistante la città. Il sottoscritto, in veste di fotografo ufficiale del team e di esperto di biodiversità e ambiente, ha affrontato con grande piacere la visita di questi magici fondali sabbiosi, verificando da un lato una certa regressione di alcune specie, ma al tempo stesso segnalando la presenza, confortante, di un certo benthos e di banchi fitti di pesci trombetta, altrove oramai ridotti a sparuti gruppetti; considerando che questi pesci sono dei singnatidi (la stessa famiglia dei cavallucci marini) e che la loro presenza indica la possibilità di potersi nutrire e riprodurre, si perviene facilmente alla conclusione che, nonostante il degrado e l’inquinamento, questi pesci trovano ancora le condizioni sufficienti per vivere.
Che emozione nuotare ancora accanto a nuvole di frenetici pesci trombetta, che si avvicinano e formano figure che sembrano implodere ed esplodere in base allo stato d’animo. E sul fondo una miriade di grandi spirografi, solitari e in gruppi, colonizzati da crinoidi e in compagnia degli ultimi tunicati, tristemente in regressione (forse, in quanto filtratori, risentono delle condizioni ambientali, forse è un ciclo biologico, chi lo sa). Presenti pochi polpi, molti sciarrani e sacchetti (piccoli serranidi), diversi tipi di echinodermi, e una certa abbondanza di molluschi nudibranchi, in prevalenza flabelline. Tra i pesci cito inoltre l’abbondante presenza di murene e qualche scorfano, ma per il resto incontriamo soltanto una piccola rana pescatrice e poco altro. Echinodermi e tunicati si fanno più numerosi man mano che ci si sposta verso la foce del Calopinace, dove l’effetto della corrente è più forte. Ci siamo immersi con acqua abbastanza pulita e vento da sud moderato, condizioni molto importanti in questa zona della città. Le conclusioni che possiamo trarre sono semplici: il mare è ancora vivo, la biodiversità però si riduce; tutelare non significa solo migliorare la vivibilità dei litorali per il cittadino ma fare in modo che tutti sappiano e conoscano il valore del mare di casa propria, l’importanza di tutelarlo e preservarlo, sempre ammesso che ci possa interessare la sorte dei nostri figli e il futuro del pianeta…

domenica 29 marzo 2009

Calandrelli e Masucci all'Elba con il CCR

Gianni Calandrelli e Roberto Masucci si avvicinano al CCR con Fabio Agostinelli del Diving POLO SUB all'Elba.

Una settimana intensa e 500 minuti di immersione totalizzati.

Per degli appassionati di subacquea tecnica il passaggio era inevitabile.

Adesso abbiamo dei giocattoli nuovi....


Da SX Roberto Masucci, Fabio Agostinelli e Gianni Calandrelli (più a DX degli altri)
Gianni Calandrelli

Roberto Masucci

Gianni Calandrelli

Da SX Roberto Masucci, Fabio Agostinelli e Gianni Calandrelli

GRAVITY ZERO - Tecchnical Diving Equipment